Sconclusioni – Paolo Pappatà

Sconclusioni, un titolo che racchiude in sé il senso ultimo di ogni singolo racconto, o meglio di ogni singola vita narrata attraverso sentimenti contrastanti. Non è thriller, né noir, né giallo, né rosa, nemmeno un altro colore che possa venire in mente al lettore. Sconclusioni è una sfumatura di diverse tonalità. È l’osservazione acuta di vite piatte, ma allo stesso tempo sconvolte da eventi intimi, dal passato o dal futuro, da rivoluzioni meditate al bancone di un bar, di un osservatore che guarda la nave della sua vita che va, ma dove, perché, quando è attraccata e quando hanno alzato gli ormeggi? Sono racconti che ti scavano dentro e ti costringono a guardare quel buco che formano, come un escavatore esperto che sa dove sotterrare i suoi artigli, dove la terra è più tenera, in quale punto cederà senza opporsi. Quindi, oh! voi lettori, lasciate ogni speranza quando entrate nel mondo di Suburbia sud, dove i giorni e le notti scivolano via come i respiri di un qualsiasi bipede pensante. Dove non c’è un briciolo di poesia, nemmeno un po’ di prosa. Niente. O quasi.

La raccolta abbraccia come una madre devota il lamento, le parole non espresse, i pensieri gravidi dei suoi figli osservatori immobili dello scorrere dell’esistenza, mossi da momenti di intensa ribellione contro ignoti. E mentre si sfogliano le pagine, Francesca, Gianni, Irene, Sandokan, Jey Blonde, ognuno ti sussurra un segreto, insieme trasudano una rassegnazione tacita, forse voluta, ti svelano una verità che è anche tua.

In complesso, la raccolta appare come una sinfonia in adagio, ricca di suoni fruscianti, immagini appartenenti ad un lontano umanesimo dove l’uomo occupa il primo piano, è piccolo e attorniato dalla natura, o meglio dalle strade intrecciate che pullulano di essere di ogni tipo, di aromi esotici che si elevano nell’aria, di ombre del passato che perseguitano un protagonista, di una donna dei sogni creata dall’illusione di esistere.

Il lettore non abbia fretta mentre stringerà la mano di Gianni o di Francesca. Se è vero che ogni libro è una conversazione profonda e purificata con lo scrittore, leggendo la prima pagina ci si accinge ad immergersi in un dialogo squisito. Correre con gli occhi sopra le lettere, toglierebbe tanti significati che solo la riflessione offre. Ma sfido chiunque a leggere Sconclusioni senza soffermarsi e pensare.

Briciole di pensieri scelte per voi.

[…] è bella così, come una donna irraggiungibile o come una stella cadente, tu sai che esiste, eppure muore ogni giorno.

Certi giorni è sera. Ma il cielo, dietro quell’aspetto mezzo buio, è come sempre azzurro.

La macchina sfrecciava sulla corsia di sorpasso della tangenziale a tre corsie. Una lenta, una media, una veloce.

Perché anche la vita non la spartivano a corsie? Chi voleva superare superava, chi voleva rallentare rallentava, in fondo si faceva sempre strada, si andava avanti, ognuno con la propria velocità.

I pensieri dovrebbero parcheggiarsi in divieto di sosta. Magari passa qualche fantasmagorico vigile urbano, vestito da divertimento, che gli fa una multa. E poi sul verbale di contravvenzione andrebbe a motivare: parcheggiava dove non doveva. È vero, con il traffico dei sentimenti, con le emozioni posteggiate in doppia fila, occorrerebbe piazzare un bel cartello di zona rimozione.

Ho smesso di essere prosastico, tornerò poeta e al diavolo le convenzioni sintattiche che rendono la grammatica della tua vita un dettato pieno zeppo di errori ortografici.

Leggi il primo capitolo qui.

About IrinaTurcanu

Un essere umano, fragile e forte, in cerca di se stesso.

Posted on settembre 15, 2010, in presentazioni libro, Scrittori meno noti and tagged , , , . Bookmark the permalink. Lascia un commento.

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